Problema di ansia, come si cura

Componenti principali di un trattamento cognitivo comportamentale per un problema di ansia clinicamente significativo.

Nel corso dell’ultimo anno, tramite la nostra campagna di articoli informativi, abbiamo descritto più forme diverse di ansia analizzandone caratteristiche specifiche e modalità di intervento.

Ad esempio, nei precedenti articoli abbiamo visto insieme panico, ansia per la salute e ansia nell’eiaculazione precoce insieme al loro impatto su sonno e umore.

Nell’articolo di oggi cercheremo di delineare quelli che sono gli aspetti comuni e trasversali a tutti i problemi di ansia, andando a definire quelli che sono gli strumenti e le strategie specifiche di gestione di questa emozione di base: l’ansia, in tutte le sue manifestazioni cliniche significative.

La suddivisione ricorrente in termini di concettualizzazione del problema di ansia e impostazione del trattamento di approccio cognitivo comportamentale, in tutti i quadri che abbiamo visto, consiste nella separazione tra componenti cognitive, fisiologiche e comportamentali.

Psicologo Castelfranco Veneto trattamento ansia

ANSIA, COME SI CURA: COMPONENTE COGNITIVA

La componente cognitiva di un problema di ansia verte su due principali meccanismi che influenzano i processi di pensiero della persona:

  • La valutazione irrealistica e irrazionale della realtà;
  • Il costante focus della mente della persona sull’anticipazione di eventuali aspetti negativi, minacce o pericoli.

ANSIA, COME SI CURA: ERRORI DI PENSIERO E ANTICIPAZIONI

Rispetto alla valutazione irrealistica della realtà, la persona con un problema di ansia clinicamente significativo tende a considerare come estremamente probabili gli avvenimenti negativi futuri e ad amplificarne il carattere negativo e di minaccia.

In estrema sintesi la persona dà per scontato che le cose andranno male e che difficilmente riuscirà a far fronte alle conseguenze negative.

Ad esempio, nel caso di un problema di ansia sociale la persona dà per scontato che farà una brutta figura e che le altre persone si faranno una pessima opinione di lei, che l’esame universitario o il colloquio di lavoro andranno male e che la sua preparazione non è sufficiente.

Oppure nel caso di un problema di panico la persona malinterpreta le sensazioni fisiche dando per certo che starà male e che non riuscirà a far fronte al disagio che ne deriverà.

In un caso di ansia per la salute (ipocondria) la persona è convinta che quelle sensazioni fisiche che sente stanno a significare che sta sviluppando una malattia o un problema fisico grave.

L’intervento cognitivo comportamentale, per intervenire su questo meccanismo, prevede una procedura chiamata ristrutturazione cognitiva in cui, tramite strumenti specifici, viene insegnato alla persona a diventare consapevole dei propri errori di pensiero che generano ansia e a metterli in discussione sostituendoli con pensieri più realistici e funzionali.

In una prima fase, la persona, con la guida del terapeuta durante il colloquio clinico e tramite diari dei pensieri, impara ad indentificare i pensieri negativi e a diventarne consapevole, fino ad arrivare al punto di riconoscerli rapidamente nel momento in cui si manifestano andando ad attivare lo stato ansioso.

Successivamente, i pensieri negativi identificati nei diari costituiscono il materiale di lavoro in seduta con il terapeuta, con il quale aiuto la persona si esercita a porsi delle domande strutturate che la guidano in una modalità di pensiero più razionale che le permette di fronteggiare e mettere in discussione gli errori di pensiero.

Alcuni esempi di domande strutturate che la persona impara ad interiorizzare per fronteggiare il pensiero negativo sono le seguenti:

  • Qual è la prova che questo pensiero è vero? Qual è la prova che questo non è vero?
  • Ho confuso un pensiero con un fatto?
  • Cosa direi ad un amico se avesse avuto lo stesso pensiero?
  • Cosa direbbe un amico del mio pensiero?
  • Sono sicuro al 100% che questa brutta cosa accadrà?
  • Quante volte le mie preoccupazioni si sono avverate prima?
  • Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?
  • Se accadesse, potrei farcela a gestirla?
  • Il mio giudizio è basato sul modo in cui mi sento emotivamente piuttosto che sui fatti?
  • Sto confondendo “possibilità” con “certezza”? Potrebbe essere possibile, ma quanto è effettivamente probabile?

La persona quindi, nel momento in cui scatta l’ansia nel suo contesto di vita quotidiana, ha acquisito l’abilità di identificare l’errore di pensiero e di metterlo in discussione sostituendolo con un pensiero più utile e funzionale che contribuisce a ridurre l’ansia in eccesso che le impedisce di funzionare e reagire al meglio.

Nelle prime fasi, mettere in atto queste strategie necessita di sforzo e impegno da parte della persona ma, man mano che si raggiungono dei piccoli successi nel gestire l’ansia, i nuovi processi di pensiero imparati insieme al terapeuta vengono progressivamente automatizzati.

Tramite il costante esercizio, il livello di automatismo del pensiero funzionale raggiunge gli stessi livelli dell’iniziale errore di pensiero e a questo punto può considerarsi raggiunto l’obiettivo di estinzione di questo meccanismo cognitivo del problema di ansia.

ANSIA COME SI CURA: FOCUS ATTENTIVO

Rispetto al meccanismo del focalizzarsi della persona sull’anticipazione di eventi negativi futuri, l’intervento agisce su questo piano con esercizi di modulazione e controllo del focus attentivo.

Il terapeuta insegna alla persona a notare dove si focalizza l’attenzione e a esercitare una maggiore abilità di controllo del focus della nostra consapevolezza.

Tramite esercizi specifici svolti in seduta col terapeuta e ripetuti a casa, la persona impara a orientare la propria attenzione, in maniera volontaria e consapevole, da uno stimolo all’altro.

Una volta che scatta uno stato ansioso legato ad un rimuginio su pensieri e anticipazioni negative, la persona viene guidata dal terapeuta a valutare l’effettiva utilità e funzione di quel tipo di attività mentale.

Nel momento in cui si riscontra che quei pensieri non fanno altro che generare disagio emotivo ed ansia senza nessun vantaggio tangibile o utilità concreta, la persona potrà esercitarsi a sganciare il focus attentivo dal rimuginio e dai pensieri negativi, per orientarlo sull’attività che sta svolgendo o sugli stimoli percettivi neutri dell’ambiente che gli sta intorno.

Ad esempio, nel panico e nell’ansia per la salute, come abbiamo visto negli articoli precedenti, rispetto a questo meccanismo legato all’attenzione, l’errore sta nel rimanere focalizzati sulle sensazioni che arrivano dal corpo e ad “ascoltarsi dentro” di frequente.

Le due strategie di intervento per i meccanismi cognitivi dei disturbi d’ansia presentano delle sovrapposizioni in quanto la presa di consapevolezza e identificazione dei pensieri negativi è una componente in comune ad entrambe le procedure che vengono insegnate tipicamente in maniera combinata.

ANSIA, COME SI CURA: COMPONENTE FISIOLOGICA

Rispetto alla componente fisiologica vengono insegnate alla persona strategie di rilassamento per ridurre il livello di attivazione (arousal) e intervenire sui sintomi fisici tra cui:

  • Battito cardiaco;
  • Frequenza respiratoria;
  • Sudorazione;
  • Tensione muscolare.

Nel corso dei colloqui vengono implementati, nel caso in cui ve ne sia bisogno, moduli di insegnamento di tecniche quali:

  • Respirazione diaframmatica;
  • Rilassamento muscolare progressivo di Jacobson;
  • Training Autogeno.

La tecnica specifica da implementare dipende dalle caratteristiche specifiche della persona e dalla concettualizzazione del suo problema di ansia.

Ad esempio, in un problema di panico l’insegnamento della respirazione diaframmatica costituisce un passaggio obbligato in quanto tipicamente questi pazienti presentano, nel momento dell’attacco, una respirazione di tipo toracico che alimenta lo stato di ansia al posto di ridurlo.

Una persona che invece presenta un elevato livello di tensione muscolare, che in alcuni casi può portare a cefalee muscolo tensive o contratture, avrà come passaggio obbligato l’insegnamento del rilassamento muscolare progressivo di Jacobson.

Ovviamente la tecnica di rilassamento va implementata in combinazione alle strategie che agiscono sulle altre componenti, in modo tale da andare a sradicare i meccanismi del problema di ansia nella maniera più efficace e stabile possibile.

ANSIA, COME SI CURA: COMPONENTE COMPORTAMENTALE ED EVITAMENTO

Sul versante della componente comportamentale gli obiettivi di intervento sono orientati alle risposte di evitamento, fuga e ricerca di rassicurazione della persona con un problema di ansia.

A strutturare e mantenere un problema di ansia vi sono i meccanismi di condizionamento operante e rinforzo negativo delle reazioni di evitamento e ricerca di rassicurazione.

Ogni qualvolta vi è una conseguenza positiva che segue un certo comportamento, questo comportamento aumenta di frequenza e tende a manifestarsi di più.

Quando siamo in ansia di fronte ad una situazione e, al posto di affrontarla, la evitiamo, proviamo un sollievo dato dalla riduzione di ansia che fa da conseguenza positiva all’evitamento.

In questo modo queste risposte di evitamento e fuga si rinforzano e diventano più frequenti, strutturando il problema di ansia e andando a compromettere il funzionamento scolastico o lavorativo della persona con il problema di ansia.

Pensiamo ad uno studente universitario che sta andando a dare un esame importante e presenta un elevato livello di ansia: nel caso in cui decidesse di non andare a fare l’esame, in un attimo l’ansia sparirebbe e lui proverebbe un sollievo che farebbe da rinforzo negativo a quella reazione di fuga.

Nel caso in cui questo avvenimento si ripetesse, la tendenza a non affrontare l’esame potrebbe diventare un’abitudine e in questo modo il funzionamento scolastico dello studente sarebbe compromesso.

Nel caso dell’ansia sociale, alcuni evitamenti caratteristici sono il rifiutare inviti a feste o ad eventi dove si sta a contatto con altre persone per paura di fare brutta figura o di non avere un comportamento adeguato.

Nel caso del panico invece, evitamenti tipici sono il non uscire da soli, il non guidare la macchina o il non andare in luoghi affollati per paura di avere un attacco, di stare male e non riuscire a trovare aiuto o a trovare vie di fuga (al cinema o al ristorante, ad esempio, le persone con queste difficoltà siedono sempre nel posto più esterno o vicino all’uscita).

Per intervenire su questa componente del problema di ansia viene stilata, insieme al terapeuta, una gerarchia delle situazioni che la persona teme ed evita, le quali vengono ordinate da quella che genera meno ansia a quella che ne genera di più.

Si procede poi con tecniche di esposizione alle situazioni temute partendo dalla situazione meno difficile da gestire tra quelle inserite nella gerarchia.

La persona deve quindi esporsi gradualmente alla situazione temuta seguendo le indicazioni del terapeuta e non mettere in atto la reazione di fuga ed evitamento.

L’esercizio di esposizione si conclude quando il livello di ansia della persona si riduce senza che metta in atto l’evitamento, fenomeno che indebolirà il meccanismo di condizionamento che mantiene il problema.

Una volta che la persona gestisce senza problemi una situazione che prima temeva, si può passare alla situazione successiva nella gerarchia finché le reazioni di evitamento non saranno completamente estinte.

In questo modo la persona recupera il proprio funzionamento sociale e lavorativo insieme alla propria libertà.

Studio Sofisma Psicologo a Castelfranco Veneto trattamento cognitivo comportamentale

ANSIA, COME SI CURA: COMBINAZIONE INTERVENTO PSICOFARMACOLOGICO

Talvolta, se i sintomi sono oltre un certo livello di gravità, se il disturbo è oltre un certo livello di cronicizzazione o se non vi è sufficiente risposta all’intervento psicologico, si può implementare un intervento di tipo psicofarmacologico in aggiunta alle altre procedure che abbiamo descritto.

Alcuni antidepressivi indicati per i disturbi d’ansia, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), danno significativi benefici per queste condizioni cliniche e favoriscono la risposta alle tecniche che vanno a comporre l’intervento psicologico.

Contribuendo a ridurre il livello di ansia e di intrusività dei pensieri negativi, il farmaco determina dei prerequisiti ottimali per una corretta applicazione delle strategie che vengono insegnate alla persona nel corso dell’intervento psicologico e che le permettono di agire con efficacia sulle componenti cognitive, fisiologiche e comportamentali del proprio problema di ansia.

Inoltre, si può intervenire con un supporto farmacologico anche su altri tipi di sintomatologia che possono essere presenti in concomitanza con un problema di ansia come, ad esempio, problemi di sonno o legati al tono dell’umore.

Alcuni farmaci per l’ansia sono accompagnati da significativi rischi ed effetti collaterali ed è quindi importante esaminare attentamente le opzioni di trattamento con in medico specializzato in questo campo.

Per questo motivo noi di Studio Sofisma ci affidiamo alla professionalità di Caremind Studio di Padova che fornisce la consulenza psichiatrica per i nostri interventi al fine di impostare nuove terapie e per intervenire su terapie già in essere che vanno adattate o modificate.

ANSIA, COME SI CURA: IL NOSTRO INTERVENTO

La letteratura scientifica indica che l’intervento cognitivo comportamentale, che abbiamo visto nelle sue componenti principali, rappresenta la prima scelta per il trattamento dei disturbi d’ansia.

Dal nostro punto di vista, uno dei suoi principali punti di forza è un solido modello eziopatogenetico del disturbo e una conseguente dettagliata concettualizzazione che combina ad esso l’analisi delle caratteristiche e manifestazioni cliniche specifiche del paziente.

In questo modo si ha un intervento individualizzato che adatta le proprie modalità andando ad agire sulle manifestazioni principali del problema di ansia della specifica persona che chiede un supporto di tipo psicologico clinico.

Si ha così un intervento efficace, di breve durata e che procede per obiettivi relativi a benessere psicologico della persona e funzionamento sociale e lavorativo.

Inoltre, combinare l’intervento psicologico con quello di tipo psicofarmacologico ci permette di mantenere la durata del trattamento, con buoni risultati, entro le 10-15 sedute anche nei casi di maggiore gravità o che sono andati oltre un certo livello di cronicizzazione del problema.

Un intervento cognitivo comportamentale per l’ansia è breve in quanto in una manciata di colloqui mira a farti acquisire delle competenze di gestione dell’ansia che, una volta padroneggiate, ti accompagneranno per tutto il tuo percorso di vita.

Pensa a quanti momenti la tua ansia ti ha inutilmente rovinato e a quante cose ti ha impedito di fare!

Le soluzioni ci sono ed un professionista esperto può guidarti a metterle in pratica per tornare cosi a vivere la vita in maniera serena.

Per avere informazioni più dettagliate sugli approcci di trattamento citati nell’articolo e sui nostri servizi visita il nostro sito:

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Dott. Alberto Cocco

PSICOLOGO CLINICO